Il problema più grosso di Dragon Age The Veilguard è la storia della saga, che vede una certa filosofia, una certa concezione ed una qualità non indifferente in precedenti come Origins e Inquisition. Ripetersi è sempre difficile ma, in questo caso, Bioware cambia proprio approccio e riduce un tema da perfetto GDR in qualcosa che sa più di azione in un contesto anche dal senso piuttosto lineare. La semplificazione è assai evidente e non può non deludere chi ha amato quelle caratteristiche di profondità, di fascino, di mistero, di grande level design, e di ruolistica. Ad ogni passo The Veilguard non può non riportare a quello straordinario senso di avventura, ma lo fa in un contesto, certamente con la medesima veste epic-fantasy, ma non con la medesima articolata e complessa costruzione. Detto questo, ed ovvero dei principali difetti del gioco, va anche detto, passando ai lati positivi, che narrazione ed ambientazioni non sfigurano affatto, e che, in ogni caso, siamo di fronte ad un’opera ben fatta, tecnicamente ineccepibile, graficamente ottima, dagli scenari superbi, ricca, longeva e non priva di un certo appeal. E se, anche sul piano dell’ottimizzazione, Bioware avrebbe potuto fare qualcosa di più perché il gioco, anche se certamente ben scorrevole, l’hardware lo impegna relativamente molto, The Veilguard rimane un prodotto di tutto rispetto, che va ben oltre la sufficienza e che è da considerare, senza mezzi termini…
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grafica e scenari
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linearità, poca componente GDR